Cartas de enrico

On 21 agosto, 2011

Me Falta el aire…

Buenos días mi Ama, las escribo porque hoy, por la primera vez de cuando nos hemos encontrado, ya no noto sobre mi cuerpo señalas evidentes de Ella. Llevo todavía algunos amoratado, pero están casi completamente absortos. Usted me falta da morir. Sólo son transcurridos 10 días de cuando la he encontrada pero me parecen una eternidad. Verdaderamente. Le escribo para no hacerles olvidar que yo cada día pienso en Usted y soy Suyo. Mientras Usted come o lee el periódico o conduce una sesión con otro esclavo, siempre hay un hombre en Turín en Italia que piensa en Usted y La desea. Siempre. Por este quizás 10 días se han parecido una eternidad. Habría vuelto de Usted cuanto el taxi me ha dejado al aeropuerto de Bilbao y no fue pasada tampoco media hora de cuando me saludó.

Este no son frases de circunstancia de un esclavo a Su Mistress:  es la pura y dura realidad. Mi realidad. Nuestra realidad.

Querría vivir allí, para poderLa servir siempre. Cada día. El único riesgo sería ponerse obsesivo en Usted.

La adoro por lo que ha sido mientras me ha dominado:  mientras sentí que llenó la copa con Su néctar por luego me lo suministras todo, mientras me ató, mientras me abofeteó, mientras trituró mis testículos..”castrándome”; -).pero también, y sobre todo, la adoro por lo que se ha revelado después de la sesión, en Su parte más “en burgués”: mientras hablamos de Italia, de los italianos de…. He sido hechizado por Usted, de Sus modos.

Enamorado.

Habría quedado allí a hablar con Usted por horas, una persona interesante también me ha parecido más allá, y más allá de, el hecho que Usted sea mi Propietaria.

Porque Usted lo es, cotidianamente.

 

En estos 10 gg me he concedido una sola eyaculación, pensando en Usted, delante de uno Su imagen. Él confeso, hoy tengo un ganas absurdas de eyacular y también tendría la posibilidad, queriendo, de satisfacer mis ganas..pero no quiero hacerlo “sin” Usted.

Soy al punto que yo siento más placer masturbarse pensando en Usted, delante de uno Su imagen, que realmente hacer sexo con otra mujer. Pensé fosos un efecto colateral del cb pero el cb no entra allí, entra Usted y mi sentimiento por Usted.

No sò cuánto daría para tener algo con Su olor, el olor de su cuerpo, de Su piel, de Sus humores, para sentirla más parecido.

La prójima vuelve que eyacularé pienso que me impondré de beber mi esperma..pero no porque soy una perra perversa, o mejor, no sólo por este, pero sobre todo, porque veo no aquella esperma como un producto mío pero como un producto Suyo. Porque mi cuerpo produce aquel líquido pensando intensamente a Usted, y por Usted, y por lo tanto, aquel líquido es Suyo.

Como quién el producido.

 

Quizás esté loco, pero si lo soy, estoy loco sólo de Ella,

 

Cotidianamente Su,

 

enrico

 

P.s.: he empezado a estudiar español, todavía estoy solo al principio y a los efectos no se ven, pero espero siempre de mejorar de más..por Usted..

 

 

 

CONFESSIONI DI UNA MENTE PERICOLOSA

Mistress Natalie, mi Ama.

Non credevo, dopo le mie esperienze passate, di poter tornare a rivivere certe sensazioni. Dopo una vana ricerca durata più di due anni, ieri, finalmente, la realtà ha superato l’immaginazione ed è stato come mai prima. Come Lei nessuno mai. Meglio di sempre. Avevo intuito seguendola sulla rete che forse avevo trovato una creatura alla quale arrendermi seriamente e non mi sbagliavo. Mentre sadicamente sorrideva, guardandomi, e si divertiva a infliggermi dolore, mi sono reso conto, guardando nei Suoi occhi e vedendo il Suo viso reso perfetto da quello splendido neo, che quello sguardo poteva farmi andare oltre il dolore. Anzi, lo stava già facendo. Ero arrivato lì con 23 giorni di castità alla spalle ma del nostro incontro di ieri il momento in cui sono stato indirettamente indotto a espellere il mio seme è stato un momento molto meno rilevante di tantissimi altri. Mi sono reso conto che soffrire per Lei è stato probabilmente il vero piacere. Sono parole di un masochista convinto e non lo sono mai stato (o non ho mai saputo di esserlo). E’ per questo che considero ciò che è accaduto ieri con Lei una vera e propria ri-nascita per me.

Ho apprezzato ogni singolo respiro di Lei e il mio più grosso dispiacere è essermi lavato bene dopo la sessione, perdendo quel sapore di Lei, della Sua pelle, che mi era rimasto addosso grazie alle Sue ascelle e agli asfissianti facesitting e anal rimming che mi ha concesso. Vorrei avere qui un Suo indumento intimo per sentire il Suo odore e ricordarmi ancor di più a chi adesso appartengo.

 

Ripensando a ieri ho anche avvertito la necessità di piangere dalla gioia per ciò che mi è successo e per chi ho incontrato. Forse le sembrerà stupido, ma è così…sono i sentimenti.

 

E’ stata la sessione perfetta, tanto che mi viene da dubitare che ce ne possano essere di migliori..ma intuendo il Suo potenziale penso che tutto ciò possa essere ancora più profondo.

 

Inizialmente mi ha tra-vestito da donna: calze, autoreggenti, gonnellino, seni e corpetto. Una vera cagna. Mi ha voluto schernire apertamente, ordinando di guardarmi allo specchio: in quel momento mi sono sentito veramente umiliato di fronte a Lei. Cosa mi stava succedendo?. In pochi minuti ero diventato, adesso anche esteticamente, La Sua cagna. Ha incominciato a dilatarmi la vagina posteriore, inviolata da più di 2 anni, e quindi molto stretta. Ho provato dolore e umiliazione, lì a 4 zampe, vestitA da donna….Dopo averla lavorata con le dita, ha inserito un plug di piccole dimensioni per mantenere la dilatazione, quello più grande ancora non mi entrava. Mentre ero sempre a novanta gradi come una puttana ha iniziato a infierire sul mio sedere con un frusta corta che si è fatta subito sentire, ho incominciato a provare dolore ma ho anche stabilito per la prima volta il contatto con quello Suo raffinato sguardo da sadica eccitata che da lì in avanti mi avrebbe imprigionato. Alla fine di questa prima tortura, ecco un’altra cosa che ho trovato semplice ma estremamente profonda: Il bacio delle sue calzature. Solitamente l’ho sempre visto come un clichè schiavo-padrona ma ieri no, con Lei no. E’ stato un rituale di profondo significato che mi ha fatto imparare. Non l’ho interpretato come una ricompensa allo schiavo che ha subìto la tortura ma un profondo, appassionato, sentito, bacio alle Sue estremità inferiori in segno di totale sottomissione: Mistress Natalie, mi Ama, mi ha appena inflitto dolore sofferenza, eccitazione; baciandoLe le scarpe la ringrazio di questo e mi arrendo nuovamente a Lei. La sublimazione della sottomissione.

In seguito, mi ha legato orizzontale mani e piedi ad una tavola e, sempre con il plug inserito, ha violentato la mia seconda vagina, quella più stretta, più delicata. Lo aveva fatto Elle, soltanto una volta e con una sonda. Lei ha superato ogni limite. Mi ha “follato” con 3 sonde. Contemporaneamente. Dentro la mia carne. E’ stato doloroso, frustrante, mi sono sentito immobilizzato e completamente aperto da Lei, ma lì mi sono reso conto che era quello che volevo, non desideravo altro che stare lì, nelle Sue mani, a farmi seviziare brutalmente dal Suo sguardo.

A quel punto con la mia vagina posteriore ancora riempita, quella anteriore appena violata, ha completato il processo di demascolinizzazione (e femminizzazione totale) della mia persona con l’applicazione di una vagina di gomma costringendo il mio organo super eccitato, stretto nel tanga ed in quella copertura plastica. Ormai alla Sua mercè, ho ricevuto la Sua saliva nella mia bocca.

Dopo averLa ringraziata baciandoLe i piedi, mi sono trovato in ginocchio, legato ad una croce, vestito da donna, a subire violenti schiaffi che piegavano il mio volto. Ero eccitato come una cagna da quell’infinito ed eterno alternarsi di dolore e stimolo al piacere: uno schiaffo pesante e una serie di baci di sottomissione alla mano che mi aveva colpito, un altro violento e altri baci fino a che, dopo essersi avvicinata e avermi sputato in faccia e in bocca, mi ha sorriso e con gli occhi che le brillavano, si è allontanata. Ha preso un calice di vetro sottile, e dopo averlo riempito, per più di metà, in mezzo alle gambe, si è avvicinata alla Sua vittima, che era lì legata e in ginocchio e le ha detto: “Apri la bocca, adesso la devi bere”. Era calda, appena uscita dal Suo corpo. Una atto di sottomissione mai provato in quel modo, la sentivo scendere nel mio esofago e arrivare nel mio stomaco..ciò che era prodotto, come rifiuto, dal Suo corpo veniva introdotto nel mio come fattore alimentante, la certificazione della mia totale degradazione e della mia completa consegna a Lei. L’ho bevuta tutta fino all’ultima goccia, e non era poca, ma probabilmente avrei potuto berne ancora.

Dopo il dovuto ringraziamento, sono stato realmente scopato come una cagna. Mi ha subito ricordato che l’unica persona al mondo che d’ora in avanti potrà aprirmi il culo è Lei. E’ stato inizialmente molto doloroso poi, col passare dei minuti e dei colpi subiti, un po’ meno. Il muscolo si è arreso alla violenza. Sono stato violentato e sbattuto inizialmente con calma e decisione, poi con più foga e dolore, con lo strapon che, quando era tutto dentro di me, andava a massaggiare la prostata dandomi la sensazione di farmi venire da un momento all’altro. Ad un certo punto, quando stavo per godere, non sò come ha fatto ma è uscita..eiaculare sarebbe stato un disastro e non sò cosa ne sarebbe stato di me.

 

Durante quelle 3 ore sono stato vicino all’orgasmo dozzine di volte e la cosa impressionante è che Lei è stata sempre capace di fermarsi un vero solo istante prima che avvenisse. Questo mi ha mandato fuori di testa. Non tanto perché volessi venire quanto perché mi ha fatto capire quanto fosse capace di “sentirmi” e controllarmi, quanto si stesse dimostrando veramente La Donna, la mia Proprietaria.

 

Dopo un’altra serie di frustate dolorose al mio sedere con colpetti infernali alle mie palle, senza sosta, e solo dopo essersi fatta ringraziare, ha deciso di legarmi con delle corde ad un’altra panca orizzontale, vicino alla ruota, è stato dolorosamente magnifico. Non avevo mai provato il bondage con le corde ed è stata una rivelazione sentirsi completamente immobilizzato, mentre lei, seduta sul mio corpo, abusava dei miei genitali: ecco questa forse è stata la parte che ho subìto fisicamente di più ma, follemente, anche una delle più intense della sessione. Ha usato quei piani in plastica trasparente per schiacciarmi letteralmente i testicoli. Non avevo mai provato una cosa del genere e mi ha sorpreso perché ho riprovato quella stessa straziante sensazione che si prova quando, giocando a calcio, una pallonata ti colpisce lì; è un dolore particolare, che ti getta nel panico. Ieri il dolore era lo stesso, solo un po’ più sottile, però duraturo, senza respiro. Inoltre il Suo corpo era lì, su di me e Lei, sadicamente, compiacendosi dei mie lamenti e del mio corpo che, legato, si contorceva nel dolore, era lì che mi guardava e gridava: “Ooohh ahora sììì” mentre irrigidiva il mio pene che usciva da quei piani in plastica con una lieve masturbazione che non faceva altro che eccitarmi ancora di più e farmi sentire più dolore. Magicamente però, con il Suo bellissimo, incredibile, adorabile, strepitoso fondoschiena  che mi impediva di respirare propriamente durante un opprimente facesitting, il dolore si è affievolito e Lei, non so come se n’è accorta, ha prontamente girato i dadi che stringevano la morsa: più girava, più soffrivo, più Lei mi induceva all’orgasmo, più mi eccitavo, più mi diceva di pulirLe il sedere, più sentivo il Suo odore, più mi sentivo Suo, più accettavo il dolore per vedere i Suoi occhi brillare di sadica gioia mentre ero lì, completamente legato sotto il Suo adorato e desideratissimo corpo, a pochi millimetri dal Suo organo sessuale, con i miei testicoli strizzati fra due piani paralleli che, sotto il Suo comando, si avvicinavano fra loro sempre di più…

 

In tutto questo non ho ancora mai chiaramente accennato a quando io la consideri inimmaginabilmente sensuale e bella. Il Suo corpo, che avevo potuto già ammirare in rete, è più bello dal vivo che in foto, anche se Lei in foto già viene divinamente.

Ma il vero crack è quello che in rete tende giustamente a nascondere: il Suo viso.

Non avrei potuto immaginarlo più bello, con quei capelli scuri e quella pelle chiara, curata, protetta dal sole e morbidissima..impagabile. Un involucro bellissimo di un anima gentile, corretta ed educata ma anche sadica e follemente perversa, a tratti inquietante, il tutto immerso in un vero oceano di femminilità e dominante sensualità oltre ogni limite.

Un inferno.

Il migliore degli inferni.

Lei.

 

Ma la sessione non era finita, anzi: “Ora proviamo la ruota”. Un’altra esperienza indimenticabile sotto di Lei. Stare a testa in giù convoglia il sangue nella testa e aumenta le pressione dei vasi sanguigni di quella zona ma se non si eccede troppo nel tempo di permanenza di questa posizione non ci sono problemi e la sensazione è comunque forte e di totale impotenza e concessione del proprio corpo.

 

Il mio lo offrò a Lei, mia adorata padrona, insieme alla mia anima.

 

Mentre mi distraeva invogliandomi ad adorare le Sue estremità, che si trovavano davanti ai miei occhi (essendo a testa in giù), mi ha infilzato con un plug di rispettabilissime dimensioni che all’inizio della sessione non sarei mai riuscito a prendere ma grazie alla forza di gravità e soprattutto a quello che era successo nelle ultime due ore, è entrato interamente, seppur con dolore, conficcandosi nelle mie carni, generando il mio lamento e dando spazio al Suo ennesimo sorriso compiaciuto. Anche qui ha saputo alternare la sofferenza al teasing porgendomi da vicino la sua ascella da adorare, lì a pochi millimetri dalla mia lingua tesa nello sforzo di raggiungere ciò che Lei mi concedeva ed io ardentemente desideravo.

Liberato dalla ruota mi ha portato alla croce e, legato di spalle, mi ha colpito ripetutamente con diverse fruste medio-lunghe (quando era sexy e provocante mentre mi colpiva e mi guardava nello specchio..), uno sguardo a me e uno sguardo al mio sedere martoriato che l’aggradava.

 

Ecco: lì, mentre soffrivo pesantemente sotto i Suoi colpi, e guardavo il Suo volto che rideva e la Sua voce che manifestava il Suo piacere nel vedermi soffrire ho capito che per quello sguardo, quindi per quella creatura, per l’anima di quella donna, potevo sopportare quel dolore, anzi provare una sorta di inconscio piacere nel dolore che Lei mi stava infliggendo.

 

Stava fumando, e questo L’ha resa in quel momento ancora più sexy.

 

Per non farmi soccombere, sapientemente ha alternato colpi decisi al sedere e ai testicoli/pene a delle piccole pause nelle quali è avvicinata e mi ha usato come posacenere umano. Alla fine, con mia incredulità, e Suo sorpreso piacere, si è avvicinata con la sigaretta alla mia bocca e io, quasi involontariamente e inconsciamente, senza pensare a cosa andavo incontro, come se fosse dovuto e impossibile opporsi, ho aperto la bocca e offerto la mia lingua come superficie sulla quale spegnere la brace incandescente della sigaretta.

 

Un fortissimo dolore, ma mentre soffrivo, legato a quella croce, ho sentito il Suo corpo lì vicino a me, ho visto il Suo sguardo meravigliato e la Sua voce compiaciuta e ho capito che era quello che volevo anche io.

 

Dopo l’ennesimo sentito ringraziamento ai Suoi piedi sono stato nuovamente immobilizzato con le corde: che cosa eccitante e dolorosa essere legato in strane posizioni dalla Donna alla quale appartengo, una esperta nel bondage.

 

Che maestria.

 

Erano ormai quasi tre ore che ero pesantemente eccitato ma il modo in cui ha legato il mio corpo mi ha ulteriormente eccitato solo a guardarmi nello specchio. Ero sdraiato su un tavolo a pancia in giù, vestito da cagna, con le gambe aperte e piegate, caviglie giunte in alto, polsi uniti legati insieme oltre la testa con le braccia tese, testicoli stretti da un’altra corda che li tirava in sù verso le caviglie allontanandoli dal pene. Ed ecco il tocco finale, una gabbia dolorosa per il pene, stretto attorno a lui e Lei che aumentava la mia eccitazione stimolandomi il glande con sapienti tocchi delle Sue dita, così facendo aumentava la pressione sanguigna del mio organo che si ingrandiva dentro  la gabbia provocandomi dolore e lamenti con Suo relativo divertimento.

Che sadica.

Era veramente dura e non avevo neanche la forza e la capacità di parlare tanto soffrivo ma avrei voluto dirLe inspiegabilmente che la ringraziavo e…la amavo.

Sì, la amavo. Anche quando, alzando ancora la posta in gioco, sempre così legato e torturato mi ha frustato con una frusta spessa e rigida. Molto pesante e altamente dolorosa. Non potevo oppormi, fossi stato libero forse sarei scappato, un colpo particolarmente deciso mi ha fatto scendere anche una piccola lacrima ma, più soffrivo e più la desideravo e, forse, per assurdo provavo piacere. Incredibile.

 

Liberato un’ennesima volta, abbastanza stremato, mi ha condotto di nuovo alla ruota, un’ultima volta. Mi ha fatto inginocchiare, legato con le mani sopra la testa e i testicoli ancora stretti dalla corda che li tirava indietro verso la schiena. Il mio pene, duro, faceva capolino dalla gonna da puttana che 3 ore prima mi aveva fatto indossare. Ha preso uno sgabello e si è seduta di fronte a me. Il suo viso a pochi centimetri dal mio.

 

Stop.

 

Un’altra cosa che mi fa impazzire di Lei è “sentire” del Suo corpo nelle fasi di preparazione della torture e durante le stesse, i Suoi movimenti sono calcolati, il Suo corpo struscia in maniera sottile quello della Sua vittima, passa davanti agli occhi della Sua vittima, vicinissimo alla sua faccia, indugiando volontariamente; vuole farsi guardare prima e durante l’affondo dei Suoi colpi, questa è una delle mille cose che mi fanno impazzire di Lei.

 

Dicevo,

il suo viso a pochi centimetri dal mio. Mi abbassa il corpetto, mi toglie le protesi da seno e afferra i miei capezzoli. Il mio sguardo è fisso nel Suo, il Suo nel mio. Mi stritola fra le sue dita. Sento un dolore fortissimo ma resisto, il suo sguardo mi dà questa possibilità e Lei accenna una smorfia di compiacimento. Sia alza e va a prendere delle pinze, me le applica e comincia a tirare la catenella che le tiene insieme, provo un acuto dolore, ma evidentemente mi ha stregato: malgrado stia soffrendo, fissando il Suo sguardo, noto anche un’altra cosa che adoro di Lei, il taglio dei Suoi occhi, perfettamente accentuato da un ottimo trucco..penso: una Donna stupenda. Una stupenda sadica.

 

Ma allo stesso tempo amabile, anche attraverso il dolore, abilissima nel tease and denial.

 

Infatti d’improvviso si ferma e lasciando la catenella delle pinze attiva un vibratore incominciando a donarsi piacere, vorrei poter darglielo io, con la mia lingua, invece sono lì a pochi centimetri da Lei mentre Lei mi umilia auto-eccitandosi di fronte a me umiliando la mia mascolinità.

Vorrei poter sentire gli umori, gli odori del Suo sesso che si frega, bagnandosi, sul quel vibratore ma tutto questo non mi e concesso.

Il mio pene è viola dal desiderio, lì a pochi centimetri da Lei con i testicoli legati. Inutile.

 

Me lo ha stimolato più e più volte portandomi a pochi centesimi di secondo dal piacere. Intanto, mi tormenta i capezzoli e una delle due pinze continua a scivolare sulla punta del capezzolo fino a staccarsi sotto le Sue continue spinte provocandomi forti dolori. Lei, in tutta risposta, quando la pinza si toglie preme con le dita su quel capezzolo come un coltello che si rigira nella ferita.

 

Ad un certo punto, per eiaculare dopo che Lei si era nuovamente fermata in tempo,  cerco di strusciare il mio pene sulla Sua gamba, non riuscendoci e suscitando Suo sorriso di commiserazione.

 

Tutto questo fino a che ad un certo punto, probabilmente volendo, si trattiene un secondo in più con il vibratore sul mio pene. Ha capito che sto per venire ed spegne subito il vibratore.

Si è fermata ed ha osservato il mio cazzo inutile che riempiva il preservativo eiaculando dopo 23 giorni di castità.

Con la faccia seria, fredda, distaccata.

Diversa da quella che aveva qualche secondo prima.

 

Come si fosse rotto qualcosa.

 

Senza indugiare, in pochi secondi, ha preso il preservativo, me lo ha sfilato in modo che trattenesse al Suo interno tutto il liquido che avevo prodotto e, in un secondo, con grande abilità, senza che potessi oppormi (ma non lo avrei fatto, a Lei temo non mi opporrò mai), mi sono ritrovato tutto il mio sperma in bocca.

 

Ho esitato a deglutire, sorpreso e forse con lo sguardo smarrito per quello che era successo negli ultimi secondi.

 

Lei si è resa conto che non deglutivo subito e con freddezza mi ha incenerito con uno sguardo allargando le orbite dei suoi occhi, come a dire, ma senza parlare: “Come osì?”.

 

Ho subito deglutito.

 

E una smorfia compiaciuta si è dipinta sul Suo bellissimo viso.

 

Non era neanche passato un minuto da quando avevo eiaculato e quindi la mia libido era a zero ma la desideravo quando la desideravo un minuto prima di eiaculare. Forse ancora di più. A dimostrazione che il desiderio sessuale è solo una parte, neanche la principale, di quello che sento per Lei. L’inequivocabile segnale di qualcosa di molto più profondo che non avevo mai provato con nessuno così: presto, subito, in maniera forte e marcata.

 

Mi Ama.

 

Forse l’avrò annoiata ma spero di averle trasmesso con questo racconto almeno un 10% di quello che, dopo ieri, ora sento per Lei.

 

Ancora una volta,

 

Grazie per avermi fatto tutto questo.

 

Spero che sia desiderosa di incontrarmi di nuovo,

 

la Sua cagna,

 

enrico

 

 

 

 

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